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In un mondo sempre più globalizzato sono molteplici le opportunità, soprattutto per i giovani, di fare un’esperienza di studio, ricerca o apprendistato in una delle tante realtà d’eccellenza del panorama educativo europeo. Tuttavia, tali opportunità sono spesso ostacolate dalla burocrazia e dalla mancanza di armonizzazione delle norme, specie per quanto riguarda il riconoscimento dei titoli di studio e professionali.

A questo punto vi starete chiedendo come funzioni adesso e cosa si stia facendo per risolvere questi problemi. Vi chiedo qualche minuto di attenzione per potervi spiegare tutto.

 

Ad oggi, infatti, manca un vero e proprio meccanismo europeo di riconoscimento automatico dei titoli di studio; al suo posto abbiamo procedure di riconoscimento complicate, lunghe, costose e diverse tra loro, spesso demandate ai singoli atenei, a discapito della mobilità di studenti e lavoratori. Così, l’unico strumento che si occupa di tale aspetto a livello europeo è il processo di Bologna. Si tratta di uno sforzo intergovernativo che ha facilitato, ma senza garantirlo, il riconoscimento reciproco dei diplomi di istruzione superiore tra 48 paesi.

Anche per questo, la Commissione europea ha pubblicato lo scorso maggio una proposta di raccomandazione del Consiglio per promuovere il riconoscimento reciproco automatico dei diplomi di istruzione superiore e di istruzione secondaria di secondo grado e dei risultati conseguiti in periodi di studio all'estero. Tale documento si inserisce nell’ambito del più ampio obiettivo di raggiungere entro il 2025 un c.d. spazio europeo dell’istruzione. L'obiettivo generale della raccomandazione è garantire che tutti gli studenti, apprendisti o alunni che concludono un'esperienza di apprendimento o studio all'estero, si vedano automaticamente riconosciuta tale esperienza ai fini del proseguimento degli studi. La raccomandazione vuole anche promuovere l’uso degli strumenti esistenti che possono sostenere il riconoscimento dei titoli e dei risultati conseguiti durante i periodi di apprendimento all’estero, come Europass, il quadro europeo delle qualifiche, il sistema europeo di crediti per l’istruzione e la formazione professionale e altri.

Nello specifico, la proposta di raccomandazione chiede agli Stati membri di assumersi il preciso impegno politico di adottare tali misure entro il 2025.

 

Perché una raccomandazione? Come noto, ai sensi dell’art. 165 del TFUE, l’istruzione resta una materia di competenza degli Stati membri, mentre l’Unione europea ha una funzione di supporto, sostenendo ed integrando l’azione degli Stati membri, fissando obiettivi comuni e favorendo lo scambio di buone pratiche, la mobilità degli studenti e degli insegnanti e infine promuovendo il riconoscimento accademico dei diplomi e dei periodi di studio. Per raggiungere tali obiettivi, l’art. 165 prevede che il Consiglio, su proposta della Commissione, adotti raccomandazioni. Pur non trattandosi di uno strumento giuridicamente vincolante, la raccomandazione è dotata di un forte peso politico, soprattutto se emanata dal Consiglio, organo formato dai governi degli Stati membri. Il Parlamento europeo, pur rimanendo estraneo al procedimento di adozione della raccomandazione, può tuttavia adottare iniziative di indirizzo politico. Questo, per esempio, avverrà con la discussione di un’interrogazione orale rivolta alla Commissione, seguita da una risoluzione, nella seduta plenaria di ottobre in cui si potranno esprimere considerazioni politiche sul tema.

Dal mio canto, posso dirmi favorevole a un sistema di riconoscimento automatico dei titoli di studio e professionale, che sia finalmente in grado di rimuovere gli ostacoli burocratici spesso riscontrati dai cittadini interessati ad effettuare esperienze all’estero. Queste ultime, quando frutto di una libera scelta e non “imposte” dalle difficili condizioni socio-economiche di un Paese, possono infatti rappresentare un valore aggiunto. I cittadini che vi partecipano spesso possono acquisire competenze e attitudini che gli permettono di partecipare in modo consapevole alla vita pubblica, nonché di affrontare, in modo adeguato, le sfide poste dal mondo del lavoro senza frustrare le proprie aspirazioni.

Sono inoltre convinta che queste opportunità di mobilità debbano essere fruibili da parte di tutti i cittadini, specialmente quelli appartenenti alle fasce meno abbienti della società e ai disabili, in quanto l’istruzione è un diritto umano fondamentale e va quindi garantito a tutti. Dobbiamo evitare che lo studio all’estero rimanga un privilegio di pochi, e per tali motivi mi batterò affinché i programmi di mobilità comunitari, come l’Erasmus, siano davvero accessibili a tutti!

 

 

 


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